Visualizzazioni totali

venerdì 17 maggio 2013

Se son rose marciranno


“La terra non ha memoria…
 …eppure, da sempre, ricorda.” (Fuori da un evidente destino-Giorgio Faletti)

Avevo promesso a me stesso sarei tornato qui esattamente un anno dopo.
Sono passati meno di undici mesi. Ma oggi passavo da queste parti, e quindi mi ritrovo qui, su questa panchina. La panchina, il parco, il parcheggio. Non dove tutto è iniziato, ma dove tutto è finito.
E’ la seconda volta soltanto in realtà che capito qui nella mia vita, ma oggi come allora il cielo è grigio. Forse qui piove sempre. Forse non devo tornarci mai più.
Per mesi, i ricordi di quel giorno e di quei due mesi sono rimasti intrappolati nelle mie pupille, incapace di liberarmene. Per mesi sono stati incubi, incudini in pieno petto, fitte a cadenza regolare.
Ora non fanno più così male, ma restano vivi come tatuati sulle retine.
Appena mi siedo sulla panchina, li rivedo tutti. Come un nastro muto e in bianco e nero. Dato in un cinema anch’esso in bianco e nero. L’unico rumore è quello della cinepresa e io sono l’unico spettatore, rintanato nell’ultima fila a guardare un film di cui già conosco la trama. Le labbra degli attori si muovono ma sono mute. Io non ho bisogno di sentire. Perché quei dialoghi li conosco già a memoria. Perché non voglio sentire. Perché io sono uno degli attori.
E ad un tratto, dopo qualche mese tutto torna a fare male. Brucia, come l’ago quando non centra la vena.
Come spesso mi accade, sono conscio che presto col passare del tempo inizieranno a sbiadirsi del tutto, quindi ho bisogno di metterli per iscritto.
Ci sono storie che finche le racconti si consumano, fino a finire. Altre, che finche le racconti consumano te.
Tra queste righe trovate più o meno la storia di ciò che è successo.

Play
May 5th. “sono ore che siamo qui ormai, mi stanno cadendo le diottrie, le sento rotolare sul pavimento”, “finchè son le diottrie a caderti va ancora bene dai”. “ahah, senti è stato un piacere per me, questo è il mio numero..se vuoi bene, se no grazie per il pomeriggio”. “E’ stato un piacere anche per me”.
Following days. “Sei un ragazzo molto particolare”. “Lo so. Non piaccio subito di solito…beh neanche dopo….sempre di solito, beh vabbè, hai capito”......“Buonasera signorina, sono della Vodafone, la chiamavo per propr..”, “mmm..no in realt..”, “dai tonta non senti che sono io”….“Quando mi hai chiamata stavo rileggendo Kundera, la parte in cui descrive la bellezza della città di New York. Ti ho pensato per forza”.
May 19th. “ehi ciao, cosa fai qui?”, “mah, la stessa cosa che fai tu credo”……“allora, adesso che mi hai visto dal vivo cosa ne pensi?”, “mi sono addormentata pensando alle fossette che ti compaiono quando ridi”.
May 25th. “Senti ma domani sera cosa fai?”, “niente”, “sicura?”, “si si, perché?”, “indovina”, “ok dai, anche se mi fai andare giù la pressione”, “perché?”, “bo, hai presente l’ansia pre interrogazione?”, “basta che non mi guardi con quegli occhi da cerbiatta e andrà tutto bene”.
May 31st. “Ti porterei in un posto ma ormai fa buio”. “Tranquillo non ho paura che mi stupri”…. “Mi dispiace averti fatto fare i chilometri sotto il sole per me”. “Io facevo i chilometri sotto il sole per te ma tu li facevi nel mio cuore”, “ok facciamo che con questo hai saldato il debito del sonetto a rime incatenate”
June 6th. “La devi smettere di pagare per me. Solo quando andremo a cena fuori, da bravi fidanzatini”
June 8th. “Ma non avevi detto che restavi qui a dormire?”. Aperitivo, bacio sul ponte. “Posso dartene un altro?”, “si”. Gradini della chiesa, atti osceni in luogo pubblico. “Vieni, andiamo a casa”. Appartamento mio, il buio, il divano. Il letto, gambe divaricate. Tanga nero. “Mi farai del male anche tu?”, “ti fidi di me?”, “si”, “si?”, “si”…….“Entra o smetti”.
Non ho più attraversato occhi come i tuoi.
Non ho più attraversato labbra come le tue.
June 13rd. “Grazie per la serata Pietro. Ho ancora il tuo profumo addosso”. Il ritorno in macchina. “Wicked Game”, Chris Isaak, 1985. Tutto liscio per ora come mai, chissà quando finirà. Chissà se finirà. La sensazione errata di sentirsi a metà strada su una strada infinita.
June 15th. “Ci sentiamo dopo ok?”, “ok”…..”senti ma c’è qualcosa che non va?”, “no giuro”.
9 giorni. Dubbi, certezze. Film già visto. L’incontro, altra panchina, diversa. “Tutto come prima allora non è cambiato niente?”, “si”, “giura”, “giuro”.
June 24th. “Ho bisogno di parlarti”, “lo so”, “ti voglio bene Pietro”. Silenzio. “Lo so”
Eccoci. Questa panchina, il parco, il parcheggio. Io che guardo un punto fisso ascoltando quelle parole. “Lui è lui, ma ti voglio bene, per quello sono qui”. "Hai rovinato tutto, non ha più senso". Silenzio. Ci alziamo, cambiamo posto. Il campo di grano, accovacciati. Il sole che tramonta. "Se fosse andata avanti avrei avuto anche io la mia possibilità?", "si". Alzo il culo, via, può bastare. 3 della notte…”questo messaggio te lo volevo mandare alle otto, ma non riesco a dormire…se non vuoi più sentirmi ti capisco, ma scrivimi per ogni cosa ogni volta che vuoi…bla bla bla”. Io che non capisco,non connetto,  testa riversa sul cesso. “Non vi è perdono per chi ha tradito” scritto a pennarello rosso sul muro del bagno. Mi sveglio col telefono ancora in mano, vibra. “Andrà tutto bene vedrai”. Fanculo cazzo.

Stop
Game over
Sospiro
Play

Vorrei ricordare tutti i dettagli che ho dimenticato. Vorrei dimenticare ciò che da allora non ho più scordato.
L’estate, il martirio. Sentirsi come un vecchio libro impolverato sulla libreria che nessuno legge più. “Senti non ce la faccio, possiamo restare in contatto?”, “è tutto ciò che desidero, veramente, grazie”…..”Volevo chiamarti per ringraziarti delle rose. Sono bellissime e..non dovevi, ma grazie, sei un tesoro”. Incontri fugaci, casuali. Poi l’autunno. Sentirsi sempre meno, le scuse patetiche, come è naturale che sia.
“….terzo: se non ci vediamo cosi spesso è anche perché è più facile per me essere convinta di aver fatto la scelta giusta quando non ti ho davanti. Quindi cerca di capirmi, ti prego”. Poi tutto a rotoli definitivamente, lentamente. Anche per mia colpa. Anche per mia grandissima colpa. Perché io sono cosi. O tutto o niente, le mezze vittorie le lascio ai mezzi uomini come voi. Ma era scritto.
Silenzio
Silenzio
Silenzio
Silenzio
Silenzio
“Mi vuoi ancora bene un minimo?”, “certo, lo sai”.
No che non lo so.

Stop
Eject

Mirandola, Pietro.
Mancò la fortuna, non il valore.

P.M.