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martedì 13 novembre 2012

Bereshit. La Genesi.

“Il genio da inizio alle opere belle, ma soltanto il lavoro le compie” (Joseph Joubert-“Pensieri”-1838)

01.41
Molti di voi sanno chi sono veramente, ma pochi sanno perché lo faccio.
Forse nemmeno io. Io sono l’Errante. Quello che ha scelto di iniziare la sua seconda avventura da blogger circa venti minuti fa, sotto la doccia, finchè il fiato gli puzzava ancora di Lerdammer a causa di quello che pretendeva di essere l’ultimo spuntino pre-nanna. Pretendeva, lui. Perché in realta sono le 01:43. Ma se per caso in un futuro prossimo vi troverete a leggere queste righe, sarà il pomeriggio di martedì 13 novembre 2012. Ho bisogno di qualche ora per riflettere, per capire se è una minchiata o una minchiata grossa. Nel primo caso, posterò e mi ci dedicherò, nel secondo, questo blog resterà un aborto* (*nota per l’editore: battuta scrausa per pochi affezionatissimi eletti, non modificare ne cancellare).
“Il secondo disco è sempre il più difficile”, diceva Caparezza. No aspettate. In realtà faceva: “il secondo disco èèèè sempre il più diffiiiiciiiileeeee nella carriera di un artistaaaa”. Vi suona più familiare ora? L’avete riconosciuta? Vi sentite meglio con voi stessi?.
Non so cosa mi spinga a dar vita al mio secondo blog un paio d’anni dopo il discreto successo di “Bene ma non benissimo”. Forse la voglia irrefrenabile di inserire “blogger” e non più “universitario tiratardi” nella mia dichiarazione dei redditi immaginaria che ogni anno compilo solo nella mia mente malata. Forse la telefonata ricevuta circa due settimane fa. Non vi svelo l’identità del mio interlocutore. Così, perché non mi va. Perché “il pallone l’ho portato io e le squadre e le regole le decido io”. Perché sono un bastian contrario. E’ tuttavia una personalità piuttosto influente nella terra dei miei padri (vedi anche: bassa veronese. Vedi anche: Città (!) di Cerea). Disse che mi segue costantemente su face book e lo faccio sbellicare. Ah, e che dovrei scrivere un libro. Gli ho chiesto se si rendesse conto di avere a che fare con un asino, ma si è messo a ridere, sbellicandosi nuovamente invano. Non ha capito che non era una battuta anche quella. Poco male.
Siccome per scriver libri sarebbe consigliato non essere ne asini, ne erranti (vedi anche: mistake prone), ne avere tra le meno scabrose perversioni mentali quella di compilare bizzarre dichiarazioni dei redditi immaginarie, eccomi qui. Poi dai, mi mettessi a scrivere un libro non potrei nemmeno snocciolare un “vaffanculo mannaggiagesù” ogni quattro per due, e non sarei me stesso. Qui invece è consentito e non vi sono controindicazioni (famosa regola del pallone portato, vedere sopra).
Io sono l’Errante perché erro. Che non è la prima persona singolare dell’imperfetto indicativo del verbo essere dotato di errore di battitura. Erro spesso perché sono un pressappochista (due p mi suggeriscono dal pubblico, non si smette mai di imparare, porcomondo). Me lo disse per prima la maestra Nadia, una quindicina di anni orsono. Dovevo disegnare un non so che cazzo di paesaggio invernale di merda. Una volta arrivato quatto quatto alla cattedra, gli annali sostengono che il mio operato non fu gradito. “Mirandola, sei un pressappochista!!”. Io, come tutti i bimbi delle elementari al cospetto della maestra dotato della personalità di un savoiardo finito sul fondo della tazza di latte, annuì, girai i tacchi e me ne tornai al mio posto a tentare di disegnare quella merda con più diligenza.
Da quel giorno, so di essere un pressappochista. Un fardello. Un’incudine sulle spalle. Il mio golgota personale. Come trauma infantile maggiore ricordo solo il mio criceto spiaccicato in mezzo al giardino e George Weah ceduto all’Olympique Marsiglia in cambio di una bottiglia di Franciacorta e un buono sconto al bancone dei salumi dell’autogrill di Bagnolo di Po.
Quando termino un capitolo e passo al prossimo senza essere sicuro di aver compreso, mi ricordo delle parole della maestra Nadia. Quando passo lo swiffer ma mi rendo conto di saltare gli angoli della stanza sovrappensiero, mi ricordo di quelle parole. Da allora mi rendo conto ogni volta che pressappocheggio.
In questo blog dirò la mia, con leggerezza e su argomenti random. E con un pizzico di cinismo e nequizia, che non guastano mai. Se nell’esternare la mia opinione mi trovate in fallo, ricordatevi che è tutto regolare. Perché io sono l’Errante. Vi prego di non infierire (nb: nel caso non riusciate a non infierire, spero almeno voi siate donne e non vi fermiate prima dell’happy ending come fanno alcune).
Ad ogni modo, nel frattempo non so che fine abbia fatto la maestra Nadia. Per quel che so, potrebbe anche aver vinto un nobel nell’indifferenza generale come essere morta cadendo dalle scale e sbattendo la testa quarantasei volte come tutte le vecchie di merda nei film.
Ogni tanto mi ritrovo ancora seduto al tavolo a disegnare nuvole e paesaggi e fiocchi di neve. Chiuso nel mio silenzio assordante, come un bimbo autistico. E mano a mano che passano gli anni sono sempre più allenato e preciso, e i paesaggi sono sempre più belli. E io mi compiaccio.
Ma nulla mi potrà impedire di risvegliarmi nel cuore della notte fino alla fine dei miei giorni, tutto sudato e con la stridula voce della maestra Nadia nelle orecchie: “Mirandola, sei un pressappochista!!”

02.39
P.M.

2 commenti:

  1. Idolo mirandola!
    Ti seguirò!

    Benito Tarantino

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  2. Se mi prometti che da un certo punto in poi non farai il fascistone ti leggerò volentieri =)

    D. M.

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