“Il genio da inizio alle opere belle,
ma soltanto il lavoro le compie” (Joseph Joubert-“Pensieri”-1838)
01.41
Molti di voi sanno chi sono veramente,
ma pochi sanno perché lo faccio.
Forse nemmeno io. Io sono l’Errante.
Quello che ha scelto di iniziare la sua seconda avventura da blogger
circa venti minuti fa, sotto la doccia, finchè il fiato gli puzzava
ancora di Lerdammer a causa di quello che pretendeva di essere
l’ultimo spuntino pre-nanna. Pretendeva, lui. Perché in realta
sono le 01:43. Ma se per caso in un futuro prossimo vi troverete a
leggere queste righe, sarà il pomeriggio di martedì 13 novembre
2012. Ho bisogno di qualche ora per riflettere, per capire se è una
minchiata o una minchiata grossa. Nel primo caso, posterò e mi ci
dedicherò, nel secondo, questo blog resterà un aborto* (*nota per
l’editore: battuta scrausa per pochi affezionatissimi eletti, non
modificare ne cancellare).
“Il secondo disco è sempre il più
difficile”, diceva Caparezza. No aspettate. In realtà faceva: “il
secondo disco èèèè sempre il più diffiiiiciiiileeeee nella
carriera di un artistaaaa”. Vi suona più familiare ora? L’avete
riconosciuta? Vi sentite meglio con voi stessi?.
Non so cosa mi spinga a dar vita al mio
secondo blog un paio d’anni dopo il discreto successo di “Bene ma
non benissimo”. Forse la voglia irrefrenabile di inserire “blogger”
e non più “universitario tiratardi” nella mia dichiarazione dei
redditi immaginaria che ogni anno compilo solo nella mia mente
malata. Forse la telefonata ricevuta circa due settimane fa. Non vi
svelo l’identità del mio interlocutore. Così, perché non mi va.
Perché “il pallone l’ho portato io e le squadre e le regole le
decido io”. Perché sono un bastian contrario. E’ tuttavia una
personalità piuttosto influente nella terra dei miei padri (vedi
anche: bassa veronese. Vedi anche: Città (!) di Cerea). Disse che mi
segue costantemente su face book e lo faccio sbellicare. Ah, e che
dovrei scrivere un libro. Gli ho chiesto se si rendesse conto di
avere a che fare con un asino, ma si è messo a ridere, sbellicandosi
nuovamente invano. Non ha capito che non era una battuta anche
quella. Poco male.
Siccome per scriver libri sarebbe
consigliato non essere ne asini, ne erranti (vedi anche: mistake
prone), ne avere tra le meno scabrose perversioni mentali quella di
compilare bizzarre dichiarazioni dei redditi immaginarie, eccomi qui.
Poi dai, mi mettessi a scrivere un libro non potrei nemmeno
snocciolare un “vaffanculo mannaggiagesù” ogni quattro per due,
e non sarei me stesso. Qui invece è consentito e non vi sono
controindicazioni (famosa regola del pallone portato, vedere sopra).
Io sono l’Errante perché erro. Che
non è la prima persona singolare dell’imperfetto indicativo del
verbo essere dotato di errore di battitura. Erro spesso perché sono
un pressappochista (due p mi suggeriscono dal pubblico, non si smette
mai di imparare, porcomondo). Me lo disse per prima la maestra Nadia,
una quindicina di anni orsono. Dovevo disegnare un non so che cazzo
di paesaggio invernale di merda. Una volta arrivato quatto quatto
alla cattedra, gli annali sostengono che il mio operato non fu
gradito. “Mirandola, sei un pressappochista!!”. Io, come tutti i
bimbi delle elementari al cospetto della maestra dotato della
personalità di un savoiardo finito sul fondo della tazza di latte,
annuì, girai i tacchi e me ne tornai al mio posto a tentare di
disegnare quella merda con più diligenza.
Da quel giorno, so di essere un
pressappochista. Un fardello. Un’incudine sulle spalle. Il mio
golgota personale. Come trauma infantile maggiore ricordo solo il mio
criceto spiaccicato in mezzo al giardino e George Weah ceduto
all’Olympique Marsiglia in cambio di una bottiglia di Franciacorta
e un buono sconto al bancone dei salumi dell’autogrill di Bagnolo
di Po.
Quando termino un capitolo e passo al
prossimo senza essere sicuro di aver compreso, mi ricordo delle
parole della maestra Nadia. Quando passo lo swiffer ma mi rendo conto
di saltare gli angoli della stanza sovrappensiero, mi ricordo di
quelle parole. Da allora mi rendo conto ogni volta che
pressappocheggio.
In questo blog dirò la mia, con
leggerezza e su argomenti random. E con un pizzico di cinismo e nequizia, che non
guastano mai. Se nell’esternare la mia opinione mi trovate in
fallo, ricordatevi che è tutto regolare. Perché io sono l’Errante.
Vi prego di non infierire (nb: nel caso non riusciate a non
infierire, spero almeno voi siate donne e non vi fermiate prima
dell’happy ending come fanno alcune).
Ad ogni modo, nel frattempo non so che
fine abbia fatto la maestra Nadia. Per quel che so, potrebbe anche
aver vinto un nobel nell’indifferenza generale come essere
morta cadendo dalle scale e sbattendo la testa quarantasei volte come
tutte le vecchie di merda nei film.
Ogni tanto mi ritrovo ancora seduto al
tavolo a disegnare nuvole e paesaggi e fiocchi di neve. Chiuso nel mio silenzio assordante,
come un bimbo autistico. E mano a mano che passano gli anni sono
sempre più allenato e preciso, e i paesaggi sono sempre più belli.
E io mi compiaccio.
Ma nulla mi potrà impedire di
risvegliarmi nel cuore della notte fino alla fine dei miei giorni, tutto sudato e con la
stridula voce della maestra Nadia nelle orecchie: “Mirandola, sei
un pressappochista!!”
02.39
P.M.
Idolo mirandola!
RispondiEliminaTi seguirò!
Benito Tarantino
Se mi prometti che da un certo punto in poi non farai il fascistone ti leggerò volentieri =)
RispondiEliminaD. M.