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sabato 12 aprile 2014

D.O.T.T.



"Dopo ogni traguardo ce n'è sempre un altro. Quindi non c'è mai un momento di felicità definitiva. Perché non appena raggiungi quello che ti sei prefissato, subito scatta in te un obiettivo successivo e quindi ti trovi già teso oltre la siepe verso un traguardo diverso. Quindi personalmente spero che questa mia esistenza terrena possa terminare mentre io sono teso a raggiungere un altro traguardo oltre la siepe" (S.B)

E' strano che arrivi ora la mia laurea. In una così poco chiara, distorta, epoca temporale. In un periodo di ideali così confusi. Sempre più liberale, sempre meno statocentrico. Sempre più perverso, sempre più schietto, sempre più egocentrico, sempre più volgare. Ex-misogino riconvertito come Saulo sulla strada per Damasco ma poi ridiventato misogino con tendenze misantrope. Ex patriottico in epoche adolescenziali, ora corteggio l'apolidia senza averne realmente le possibilità burocratiche. Simpatizzavo i regimi totalitari ma i conti già allora non mi quadravano molto economicamente. Adoravo Pinochet, ora mi accontento di Fabio Fognini in trance agonistica. Complesso. Bipolare. Euroscettico. Senza più un vero e proprio genere musicale preferito dopo averne cambiati 3. Senza più un vero e proprio genere sessuale preferito dopo averne cambiati 4. Una volta avevo un gatto, ma poi si è dimesso. Vi giuro, l'ho visto allontanarsi con le sue gambe.
Attualmente la mia canzone preferita è Nightcall di Kavinsky. Cambio idea ogni 5 giorni. 
Ah, mi dispiace per la dedica nella prima pagina della tesi. Mi dispiace aver toccato la vostra sensibilità dandovi delle troie, ecco. Pensavo ne foste già al corrente.  
Ma comunque, era mia intenzione iniziare (per poi cullarmi alla stessa maniera verso la fine) dedicando la sopra citata laurea a coloro che erano presenti ai festeggiamenti vinicoli. Il primo chi mi segue lo conosce già. Io e il Marchiori abbiamo guidato da Verona fino a Lisbona un mesetto fa. Quasi 3000km. E' stato un viaggio oltre che attraverso l'Europa, attraverso noi stessi. Finchè guidavamo ci scambiavamo impressioni sulla gente, sulle scienze, sui saperi. Sulle cose, sulla vita. Sulle droghe. L'ultima notte ci siamo portati in albergo stanchi e sbronzi, ha preso un pennarello, e ha scritto l'intero diario di viaggio sulla mia pelle, sotto dettatura delle muse. Dall'una alle due di notte. Doti letterarie più acute la notte, come Silvio Pellico. Badate che Marchiori è il nuovo Pellico, io lo dico da tempi non sospetti. L'ho visto mangiare due omelette consecutive sui Pirenei e lamentarsi che l'uovo non era di annata. L'ho visto ridare la vista ad un cieco. Eravamo a Narbonne, sulle colline francesi. Guidavo assonnato dato che quel giorno eravamo partiti al mattino 400 km più a est del continente. Lui mi ha chiesto di accostare l'auto e io l'ho accontentato. L'ho osservato con i miei occhi dallo specchietto retrovisore. E se ci provate anche voi, sappiate che siete tutti figli nostri. La donna la faceva lui.
Poi al Davide Zago. Ho conosciuto lo Zago nel Settembre del 2010, avevo vent'anni e un vizio in meno. Ero stanco e sbronzo al pub. Lui era seduto sul gradino che guardava le auto sfrecciare. Io mi sedetti accanto a lui, non ci conoscevamo. Senza staccare gli occhi dalla strada e con volce calma, mi disse di volerla fare finita. Io, sospirando e in altrettanto austera maniera senza staccare gli occhi dalla strada, annuii convinto. Da allora costantemente recita saggi riguardo la caducità della vita terrena. Una volta 3-4 anni fa mi chiamò addirittura nel cuore della notte, sembrava deciso. Era pronto persino a dettarmi il suo testamento, ma ci accorgemmo che un testamento necessitava di beni materiali da elargire in eredità che andassero oltre qualche Rolex tarocco comprato a Spinea lido al bagno 24 a metà agosto. Esistenzialista come Sartre, più di Sartre. Sono convinto che un bel giorno la vita lo denuncerà per stalking, ma per ora la sfida ancora al poker. C'è il fondo, e poi c'è il fondo del fondo, e poi c'è lui. Avete presente la storiella del calabrone, le ali pesanti e "non può volare, ma non lo sa e vola lo stesso"? Ecco, Zago non ha la struttura mentale per sopportare un mondo così brutto, ma lui non lo sa e vive lo stesso. Minaccia di volersi togliere la vita ogni  48 ore, ma ancora non l'ha fatto. O forse conoscendolo può essere che l'abbia fatto da tempo ma aspetta solo che ce ne rendiamo conto.
Davide Zago. Oltre la vita. Oltre la morte.
Poi al Matteo Vicentini. Io al Vicentini voglio bene. Ricordo la nostra prima conversazione con affetto. Fu una conversazione di una umanità incredibile. Ero negli Stati Uniti da solo a tirare a campare con 1100 dollari al mese, avevo 19 anni. Una sera me ne stavo andando a dormire, lui mi scrisse in chat, sebbene ci conoscessimo solo di vista. La conversazione fu breve ma densa e calda come un caffè espresso in autogrill a Frosinone. Andò tipo "com'è?". "Sereno variabile". "E' dura?". "Meno del mio cazzo". "Io ci credo. Tu ci credi ancora?". "Sì io ci credo ancora". Fu una conversazione di un'umanità pazzesca. I discorsi erano genuini, non ancora corrotti dall'età che avanza.
Il Montagnoli è andato a studiare a Roma ma secondo me voleva andare a Parigi a fare il terzo dei Daft Punk. Ma poi ha cambiato idea e si è messo a studiare legge. O forse ha solo sbagliato treno. Ne prende circa 16 a settimana. O almeno, quelle sono le volte in cui si tagga su Italo su Facebook, anche se in quel momento è accanto a voi al bar che sorseggia un Daiquiri alla fragola mentre gioca a QuizDuello online col telefono contro Steve Aoki, che in quel momento sta suonando a Nairobi. Secondo me Montagnoli è l'uomo dell'anno, ma nessuno mi da retta. La dedica va anche a lui.
Dedicata al buon Bisighin, che mi ha detto che devo pazientare per quanto riguarda il mio regalo di laurea, ma non mi vuole dire che cosa è. Dice che vi è qualche problema con "la fornitura". Finchè lo diceva si guardava attorno con aria circospetta, ma non riesco a capire perchè. Qualche ora dopo mi hanno suonato al campanello. Era la Digos. 
Ma dedicata anche a chi, a differenza dei 14enni di ora, scopriva la rete alla loro età ma in maniera più genuina. Al tempo c'erano i forum e le chat gratuite. Era incredibile per il tempo pensare di poter scambiare, grazie alla tecnologia, una parola con una ragazza di Brindisi, o anche solo con un pedofilo di Reggio Emilia nascosto dietro il nickname "Julietta89". O scambiare un'opinione politica in inglese stentato con un coetaneo in Polonia, fermo al semaforo col portatile a lavare i vetri delle Skoda.
Dedicata alle massaggiatrici degli hotel di Shanghai. Dedicata a chi è stato costretto dalla vita a spedire le proprie feci per posta. Dedicata al mio fegato. Dedicata al vostro fegato. Alla Digos. Dedicata alle ragazze di Brindisi che nel 2005 ti mandavano le foto nude. Dedicata a chi quelle foto le ha perse perchè nel frattempo ha pulito 7 volte l'hard disk e cambiato 3 pc, ma oggi quelle foto sarebbero di qualità più alta di un porno di Sofia Gucci con l'audio registrato in vinile. Dedicata agli amici del tempo, quelli che "vado un anno a imparare l'inglese in America, ho trovato come stagista". "A far che? Non lo puoi imparare qui? Ma se non sai neanche passare un'aspirapolvere". Come se nella vita ad un certo punto ci si fermi di apprendere e poi tutto il resto semmai fosse grasso che cola. Mercoledì non vi era nemmeno uno di loro. Anche se mi sarebbe piaciuto vederli. Sotto al palco, all'altezza del mio cazzo. Non esiste più nessuno di loro.
Tranne uno. Fermo al semaforo in Polonia, a lavare i vetri delle Skoda.
Dedicata a chi ha la fortuna di avere un lavoro ma il futuro è comunque indecifrabile come un film in bianco e nero proiettato su una zebra. Dedicata a quelli che "certo che Bolelli di dritto tira più forte di Federer". Dedicata a chi a 16 anni ascoltava le Sacre Scuole, e la scena la facevano le rime e non ancora le visualizzazioni su youtube in una lotta a chi è più zarro. Dedicata a chi in quegli anni sentiva dire che il mondo era purtroppo in mano a pochi, alle lobby, e si metteva a ridere. Ma poi è cresciuto. Dedicata a chi ha imparato cose più importanti in 15 giorni di lavoro che in 3 anni di università.
Infine dedicata a mia madre.
Per tutto ciò che nell'arco di una vita si dice.
E tutto ciò che non si riesce mai a dire.

P.M.